giovedì 25 dicembre 2014

Io Inventostorie

Natale è sempre un giorno speciale, è sempre il periodo più bello dell'anno, dove si torna un pochino bambini e si riscoprono le proprie origini.
Ma oggi Babbo Natale ha portato alla mia piccola bimba un regalo fantastico.
L'inventastorie.
Sono quindi semplicissimi cubi fatti per creare e condividere storie.
Ogni faccia ha un'immagine, ed è davvero sorpendente come la mente di un bambino (e anche la mia!) possa viaggiare e spaziare.
Quindi per una volta non parlerò io, ma sarà Sophie a presentarvi una storia costruita in tre minuti.
Nota bene, io non ho applicato alcuna correzione a frasi, costruzioni e quant'altro.
Io l'ho trovata semplicemente fantastica.

PS: Buon Natale!



C’ era una volta un ladro con la maglietta arancione. In mano aveva un chupa chupa che aveva rubato da un negozio.
L’altro braccio era verde e aveva in mano una coda di pesce.
Aveva le scarpe coi tacchi e un cappello da alieno e stava con il suo gatto antipatico.
Dentro alla sua valigia c’era una spada.
Il ladro aveva rubato il pesce (e un chupa chupa) che aveva in mano un pescivendolo; quest’ultimo era molto arrabbiato.
Ad un certo punto arrivò un uccellino che gli disse “non rubare più il pesce” e poi il ladro mangiò il pesciolino che aveva appena rubato.
Il ladro allora, siccome aveva capito che era una cosa brutta rubare, incontrò il robot che lo fece andare in una caverna del cuoricino.
Il cuoricino disse al ladro di non rubare e il ladro disse “ok, non lo farò più in tutta la mia vita”.

domenica 23 novembre 2014

Almeno Credo

E' sera e stò ascoltando il vecchio Liga, seduto sulla sedia mentre ripenso alla giornata.
La partita di calcio m'ha messo un pò di malumore oggi. Perdere così, all'ultimo minuto è davvero la fotografia di un'andata di campionato fatta di occasioni mancate, distrazioni e un pò di sfortuna.
Il concetto si può traslare nella vita e in tutto quello che faccio.
La vita è come una partita di calcio, per quanto la puoi pianificare ad allenamento la domenica è sempre tutta un'altra storia.
Gli imprevisti si frappongono tra te e il risultato, il campo pesante e ti fà sbagliare il tiro, il pallone non ne vuole sapere di entrare.
Tante corse per nulla, o così sembra.
Il mondo è sempre una corsa ad ostacoli, e io (noi) comune mortale ogni giorno dobbiamo saltarli per arrivare in fondo alla giornata.
Ma prima o poi il vento sono sicuro cambierà; prima o poi quel maledetto pallone entrerà.
Prima o poi anche nella vita girerà come vorrei, la tranquillità economica e meno pensieri sul futuro.
Mi hanno sempre insegnato (anche se sono pigro, pigro davvero) a spingere sempre sull'accelleratore (come dice il mister ad ogni allenamento XD  ) perchè le cose non accadono da sole.
Spingere, spingere, spingere. Sempre e comunque. Poi qualcosa arriverà.
L'importante è crederci sempre, perchè come il campo ti punisce da un momento all'altro ti può premiare.
Questa cosa però è difficile da capire in età adulta, è un fuoco che devi iniziare a coltivare fin da piccolo.
E' la spinta che ti fà arrivare al 110% e che ti fà saltare un ostacolo che appare troppo alto.
La domanda che mi faccio spesso è: ma ci credo davvero in quello che faccio? Credo nel lavoro che faccio tutto il giorno? Credo nella mia famiglia? Credo nella squadra di pallone? Credo nel futuro?
La risposta è si.
La risposta è si, io credo un po' di più ogni giorno, per vedere quel maledetto pallone entrare in porta al novantesimo minuto quando ormai la partita sembra persa.

giovedì 9 ottobre 2014

Rabbia

L'autunno è alle porte e il tempo vicino a casa si fà nebbioso e uggioso. Le foglie ormai sono gialle e la timida estate ( se di estate si può chiamare ) è ormai alle spalle.
Già da tempo sapevo che gli ultimi mesi dell'anno sarebbero stati duri e impegnativi, ma una serie di coincidenze ha fatto salire settembre-ottobre nella classifica dei mesi più odiosi.
Sarà che ottobre è il mese del mio compleanno e che forse (ingenuamente) mi aspetto sempre qualcosa di positivo, saranno tutti i cambiamenti che mi hanno investito  in queste settimane, ma sono davvero stanco.
Stanco e arrabbiato.
Stanco delle continue pressioni, delle scadenze, dei soldi, degli amici che non si fanno sentire e che non mi fanno stare sereno.
Arrabbiato perchè sono uno così, che se la prende e che continua a pensarci.
 Quando le cose non girano per il verso giusto io rimugino fino alla noia e non c'è verso di farmi cambiare idea.
Fino a qualche anno fà non me ne accorgevo nemmeno, ma ora che la mia piccola bimba è cresciuta, lo riesco a vedere in lei.
Purtroppo su questo aspetto caratteriale ha preso da me. Rimugina, rimugina e rimugina. E poi s'offende.
E io dentro di me penso che sono esattamente uguale.
Non riesco a scindere le parti della giornata e se questa parte male, finisce anche peggio.
Elaborare la fatica non è mai stato facile, è una sensazione che svilisce tutto quello che fai durante la giornata e che ti fà pesare qualsiasi cosa, anche farti un buon caffè.
Sono qui seduto al computer, ma vorrei essere fuori dalla finestra, fuori dall'ufficio e fuori dagli schemi.
L'autunno ha il pregio di farti apprezzare casa tua, il calore delle coperte e dei film la sera al caldo; ha il difetto però di ingabbiarti nelle mura in cui ti rifugi e se le cose non vanno bene rischiano di diventare stanze troppo strette da cui evadere.
Necessito di incanalare la rabbia in positivo, come fanno i bambini al parco. Sono stanchi anche loro, ma corrono e saltano fino ad arrivare a casa stanchi e felici.
Per poi addormentarsi, senza pensieri, nel loro caldo e accogliente letto.



sabato 26 luglio 2014

Supereroi e isole (non) felici

Era tanto, troppo che non scrivevo qui e come sempre mi riprometto di scrivere più spesso.
Forse però questo blog è il rifugio ultimo della mia mente che mi permette di riordinare le idee e i pensieri che mi frullano per la testa. Ed è forse per questo che ha una cadenza così lunga.
Questi mesi primaverili ed estivi sono scivolati velocemente fino ad oggi; in un giorno che assomiglia più ad un autunno parecchio inoltrato, mi ritrovo qui a scrivere in questa giornata triste e pesante.
Pesante e difficile ma che è giunta finalmente a termine.
Il lavoro questa volta non centra, quello è il pensiero ultimo oggi.
Molti amici di fuori regione mi dicono che dove vivo io sia un'isola felice, che qui le cose brutte non succedono, che siamo fuori dai problemi.
E io nella mia ingenuità alle volte mi convinco che sia davvero così e che qui le cose brutte non possano succedere.
La vita non tiene conto dei luoghi dove viviamo, degli orari, delle persone che ci stanno attorno.
La vita non segue le regole che ci siamo prefissati, non stà al gioco di nessuno; lei và e si prende quello che deve prendersi, dà quello che deve dare e toglie quello che deve togliere.
Punto e basta.
I casini che sentiamo tutti i giorni al telegiornale ce li immaginiamo lontani da noi, che quelle cose non accadranno mai qui vicino o direttamente sulla nostra pelle.
E invece no, le cose succedono eccome, e tutto precipita.
Veniamo trascinati dalla nostra felice "isola che non c'è" fino in fondo all'inferno; passiamo dall'aria frizzante del cielo al fetore della morte e del male in 5 minuti.
Ed è uno smacco incredibile.
E' un vortice infinito da cui è davvero difficile risalire...
C'è un pensiero che mi rende particolarmente "responsabile" e che forse solo chi è padre (genitore in generale) può capire.
Che tutto questo schifo lo devi mettere in una bolla, lo devi combattere inscatolandolo "da una parte", devi fare da scudo ai tuoi figli.
Ed è giusto così. E' la cosa più giusta e più buona (nel suo senso più profondo) che possa capitare.
Spesso guardo alla tv o sui fumetti i miei supereroi preferiti difenderci dal male grazie a fantastici superpoteri contro i nemici più disparati.
Tutta fantasia, tutta finzione... Certo, ma provate un pochino a guardare sotto lo strato "irreale" di questi personaggi e a traslare il tutto nella realtà.
I veri supereroi, quelli del mondo reale, non hanno pistole laser e poteri soprannaturali. Hanno però il dovere di difendere nel loro piccolo le persone innocenti e pure che li circondano.
I veri supereroi sono buone dentro e fanno scudo ai propri figli e ai propri cari nei momenti belli e brutti.
Rimboccano le coperte la sera di luglio ad una bambina che non ha molto sonno, danno un bacio in fronte alla propria compagna un po' giù di morale e alzano una barriera (invisibile) contro il male del mondo.
I supereroi di oggi sono persone vive e presenti in questo mondo marcio e decadente, mosse dal fuoco del bene e dall'eterno spirito sognatore che vive e divampa in loro.


mercoledì 12 marzo 2014

Charlie fa Surf

Questa sera tiro fuori dal  cilindro magico (la mia lunga lista di mp3) una canzone di qualche anno fa,  che m'ha dato davvero la forza di dedicargli questo piccolo angolo che amo definire "una scheggia impazzita nella mia normalità di oggi".
Si perché quando scrivo qui dentro tutto quello che stà fuori scompare.
Sono seduto al pc che ascolto e riascolto i Baustelle, faccio zapping tra le loro canzoni ma alla fine torno sempre li sulla stessa.
Charlie fa surf credo rappresenti un pochino me e quanti non amano stare negli schemi (purtroppo) prefigurati di oggi.
Non voglio essere banale, ma spesso mi trovo nella vita quotidiana a dover subire i colpi e le mazzate che arrivano un po' dappertutto: il lavoro, la casa, la fatica, gli impegni, il non arrivare mai puntuali, l'agitazione, la paura di non farcela, i paraculi, le piccole manutenzioni, le spese, la benzina che sale, lo spread, l'affitto, i conti... Potrei continuare per ore, ma preferisco fermarmi.
Per chi ha già visto il video, mi sento un po come Charlie che si ritrova dentro una palla di vetro a dover subire tutti gli impegni giornalieri.
Alla fine però, forse ho capito che l'unica salvezza sia continuare a credere a fare ciò che ci piace e soprattutto cosa ci piaceva da piccoli.
Chi suona la chitarra, chi gioca a pallone, chi alla fin fine manda a quel paese la routine e si prende una giornata da passare con sua figlia, chi non stà alle regole, chi è creativo, chi legge un libro di un amico, chi si ferma la sera su un prato per guardare le stelle.
Come dice la canzone "è questione d'equilibrio"... beh io credo che ad un certo punto la normalità vada spazzata via per dare sfogo a quello che ci sta sotto, a quello che VERAMENTE si vuol fare.
La piccola bolla di vetro che contiene tante cose tende a restringersi (gli affetti, le cose belle, le belle sensazioni) mentre fuori è tutto grigio e tremendamente buio.
Ogni mattina però tutto quello che stà nella mia piccola bolla contiene la forza per andare avanti e per combattere e superare i casini della giornata.
E un bel giorno sarò anche io, come Charlie, sulla mia tavola da surf tra le onde calde del mare e il vento che mi spettina i capelli, la mente libera e una bevanda ghiacciata che mi aspetta al bancone del Lounge Bar.

http://www.youtube.com/watch?v=TY8ULqPXErs

martedì 21 gennaio 2014

Ricordi e biciclette

Le note dei Goo Goo Dolls scorrono come una cascata nelle mie cuffie attaccate al pc.
Tutti dormono in casa e la giornata stà per finire. Una giornata come sempre piena di impegni e di situazioni che corrodono la sanità mentale e fisica.
Alle volte mi chiedo se non debba rinunciare a qualche impegno per respirare un pò di più, ma poi sorseggiando la mia tazzà di caffè caldo sul tavolo mi riprometto di non pensarci più.
Alla fine gli impegni non sono poi cosi tanti e me li tengo ben stretti, sperando che le cose non cambino troppo.
Questa sera ho un'immagine bene definita in mente, la mia bicicletta regalatami a 4 anni; la mia bellissima BMX con la quale giravo per ore e ore in paese, senza pensieri e preoccupazioni.
Quella bici che mi portava là in alto tra le case più irte, e mi sembrava di stare in cielo.. la bici che mi faceva percorrere le strade di campagna a cento all'ora e con la quale facevo le "frenatone" di fronte a casa.
I ricordi delle estati calde assieme agli amici e ai bambini miei vicini di casa, con un sorso di thè freddo per fermare la sete estiva, dopo ore e ore di calcio "al campetto" sono come una scheggia che riaffiora sempre più spesso in questo mondo troppo adulto per me.
Chiamatemi come volete, sognatore, bambinone, immaturo, ma io questi pensieri li rivivo continuamente.
La mia infanzia è come un piccolo scrigno da custodire gelosamente, felice perchè è stato un periodo felice.
Anche oggi sono felice, ho una famiglia stupenda che mi ama e che mi su(o)pporta e per la quale vale la pena di alzarsi la mattina e farsi un culo quadro tutto il giorno a tutte le ore.
Non potrei chiedere di meglio.
Ma quando il ritmo rallenta e mi ritrovo solo con me stesso, il caldo estivo delle strade di campagna riaffiora come un tuffo dentro il lago gelato, dal quale, per i primi secondi, fai fatica a riprenderti.
L'ossigeno manca per il freddo, ma subito ricomincia a circolare grazie all'aria calda e soffice di un luglio torrido.
Questa sera ero con mia figlia sul letto a guardare un cartone animato, uno di quelli che guardavo anche io da piccolo; la magia nei suoi occhi è la stessa che avevo io da piccolo; sorprendersi ed essere felici per le "cose" semplici è davvero un qualcosa di bello.
Anche ora, con più responsabilità e pensieri, vorrei sorprendermi più spesso per le cose che davvero contano senza dare troppo peso allo stress quotidiano che (alle volte) rischia di affondarmi come una nave sotto tiro dei pirati.
Vorrei essere come la mia BMX che scattava veloce tra le strade di campagna,  che dribblava le buche e mi portava a casa più veloce del vento.